martedì 13 ottobre 2009

Incontro del 13 ottobre

Oggi ci siamo incontrati per la prima volta. E, diciamolo, ci siamo fatti anche qualche risata. Almeno all'inizio. Poi le cose sono andate diventando leggermente più complesse. Soprattutto quando abbiamo parlato di codici e linguaggi per comunicare. Per schematizzare, oggi abbiamo parlato delle cose seguenti.
. Cosa significa, cosa è lecito attendersi - e cosa non - da un corso di Storia dell'arte moderna di livello universitario.
. Estensione cronologica della definizione.
. Perché non è possibile, né giusto, ripercorrere un programma che includa tutta l'arte italiana dal 1401 al 1799.
. Curiosa - ma solo apparente - contraddizione fra musica e arte figurativa. Agevole avvicinarsi alla musica pop contemporanea, senza bisogno di troppi codici di accesso. Difficile farlo con la musica "classica". Si è portato come esempio il confronto fra Ramazzotti e Monteverdi. In arte figurativa gode di ampio credito l'idea che l'arte antica, per esempio Caravaggio, sia di immediato accesso; e che invece la contemporanea, per esempio Cattelan, riesca difficilmente a comunicare. In realtà, come si è detto, questa contraddizione è solo apparente. Peculiarità dell'opera d'arte e ancor più delle opere di grandi artisti, o degli autentici capolavori è quella di saper "parlare" attraverso i secoli. Laddove "parlare" non vuol dire necessariamente, anzi quasi mai, in realtà, comunicare il loro significato originale; ma appunto essere reinventate, reinterpretate, rigodute, rifruite da nuove generazioni di pubblico.
. Caravaggio può dunque essere tranquillamente goduto così com'è, secondo l'apparenza più superficiale, dalle nuove generazioni. Esattamente come chiunque può canticchiare l'attacco della quinta sinfonia di Beethoven. Altra cosa è invece cercare di capire, di decifrare cosa Caravaggio - e Beethoven - volessero comunicare. Altra cosa è impossessarsi dei loro codici, del complesso intreccio tra forma e contenuto. Questo, non altro, è diventare storici dell'arte.



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