giovedì 29 ottobre 2009

Chi prova un commento?



















Come avrete notato, le immagini sono alle volte "facili", altre volte "difficili". In entrambe le circostanze non si tratta di un quiz o di un gioco, ma piuttosto di un'esercitazione. Nessuno perciò deve sentirsi messo in discussione, semplicemente perché non verrà giudicato. Piuttosto, in questo modo chiunque ha la possibilità di confrontarsi con un'immagine. Alla maggior parte di voi, di voi studenti intendo, non è capitato spesso. Spero inoltre che le immagini del blog sviluppino un dibattito in classe, come del resto è già capitato con alcuni di voi.

4 commenti:

  1. Madonna Litta. Il dipinto è attribuito a Giovanni Antonio Boltraffio, 1940 circa.
    L’interno nel quale sono ritratte le figure contrasta con la veduta che da sulle montagne, e questo accentua le note cromatiche, tuttavia limitati nei toni: colori caldi per le carnagioni, colori freddi per il mantello della vergine, le montagne e il cielo. I volumi delle figure, poste in primo piano, di semplice bellezza, determinano una piramide, con il vertice segnato dalla testa della Madonna. Realizzato su un piccolo supporto ligneo (misura 40x30 circa), l’opera acquista significati simbolici, dal bambino che allatta al seno della madre, espressione di una "sacralità umanizzata", parallelo tra la Vergine che allatta Gesù e la Chiesa che allatta e nutre i fedeli con la parola e il corpo di Cristo, al cardellino che il bambino tiene in mano, simbolo della libertà, della grazia, e della Passione di Cristo.
    Il dipinto è conservato a San Pietroburgo al Museo dell’Ermitage, sotto il nome però, di Leonardo da Vinci.

    RispondiElimina
  2. Si tratta della Madonna Litta attribuita da alcuni critici a Leonardo, da altri ad un suo allievo: Giovanni Antonio Boltraffio.
    Si trova a San Pietroburgo nel Museo dell'Ermitage proprio perchè, intorno al 1865 fu venduto allo zar Alessandro II dal duca italiano Antonio Litta. Databile intorno al 1490, il dipinto mostra la Vergine nell'atto di allattare Gesù Bambino. E' una scena perciò molto intima che mostra contemporanemente, una profonda umanità legata comunque ad una certa sacralità.
    Sullo sfondo, nella parte esterna, è rappresentato un paesaggio montano. In primo piano ritroviamo Maria, la quale indossa un mantello azzurro che si scontra con il rosso e con i colori caldi della sua stessa pelle e di quella del bambino.
    Mentre la Vergine rivolge il suo dolce sguardo al bimbo, quest'ultimo invece, guarda in direzione dello spettatore rendendolo quasi partecipe. Tra le due figure ritroviamo un cardellino, simbolo della Passione di Gesù.
    Certo tutto si può leggere in chiave simbolica: come Maria allatta Gesù, così la Chiesa "allatta" e protegge i suoi fedeli.
    Maria è infatti da sempre, personificazione della Madre Chiesa. (Basti pensare alle parole di Cristo agonizzante sulla croce nel Vangelo di Giovanni:<< Madre questo è tuo Figlio, Figlio questa è la tua Madre>>)
    Risaltano tratti caratteristici dell'arte rinascimentale: corpi dotati di una certa volumetria; attenzione all'uomo come individuo nella fisionomia e soprattutto nell'anatomia; rappresentazione delle emozioni.

    RispondiElimina
  3. Arrivo tardi quindi non mi soffermo ad indicare l'autore o il presunto tale nè ad accennare alla datazione.
    Ho osservato il quadro a lungo e quelle che seguono sono alcune mie considerazioni:
    1. Le mani della vergine; nei dipinti di Leonardo ho avuto modo di notare che le mani hanno sempre un aspetto curatissimo, dita lunghe, affusolate, positura studiata.
    Lungi dall'individuare in Leonardo una personalità feticista (magari Freud mi ha preceduta), è evidente un interesse a curare questo particolare anatomico, posso supporre che ciò abbia qualche attinenza con l'estetica del tempo che prevedeva forse dei canoni per l'aspetto delle mani (ne aveva per le sopracciglia); ragionamento capzioso, forse è più semplice dire che le modelle di Leonardo erano nobildonne dedite al dolce far niente mentre colei che eventualmente ha posato per la Madonna Litta con le mani avrà strofinato panni, sventrato polli (immagine colorita). La Madonna di questo dipinto ha le mani tozze, gonfie, unghia corte, una mi pare anche spezzata, mani di una donna di bassa estrazione sociale. Con questo non voglio concludere che la paternità di quest'opera a Leonardo sia da escludere, per altro molta critica, esclusa forse solo quella che ruota attorno all'Ermitage che espone il dipinto come opera vinciana senza ammettere obiezioni, mi sosterrebbe, ma almeno supporre una virata di Leonardo verso nuove suggestioni. In sintesi è come se in opere precedenti a questa, l'artista (ammettendo che sia Leonardo e non si tratti quindi di leonardeschi) si sia ispirato a contesti più aristocratici (che azzardo! dovevo provare un commento, mi sono spinta oltre, forse).
    2. Il viso della Madonna; mi pare molto caratterizzato, il naso è lungo, sottile con una leggera gobbetta, il mento sfuggente, il labbro superiore sporgente, fronte spaziosa, occhi grandi, pesanti.
    Tale fisionomia è riconoscibile in alcuni dipinti di Leonardo: in entrambe le versioni de “La Vergine delle rocce”, nel San Giovanni dell' “Ultima Cena” (giuro Dan Brown non c'entra, Maddalena o no è evidente che la fisionomia di questa figura sia quella di una donna, San Giovanni era l'apostolo preferito, il più bello, la bellezza come valore estetico evoca immagini femminili, specie nel rinascimento). Ovviamente mi sono documentata è sono venuta a conoscenza che esistono anche dei disegni di Leonardo che abbozzano dei volti nei cui tratti si riscontrano chiare similitudini con il viso della Madonna Litta, a questo punto mi tocca revisionare quanto favoleggiato sopra su una presunta modella popolana. Provo a rettificare: probabilmente l'opera, che recenti studi hanno dimostrato essere opera di una sola mano, si presume appunto quella di Leonardo, è stata poi rifinita da un suo allievo che evidentemente non ha riservato al particolare delle mani la stessa cura che vi avrebbe riservato il maestro.

    RispondiElimina
  4. continua da sopra.
    3. I colori, il chiaroscuro; le figure in primo piano esplodono nella loro cromia accesa, i colori sono splendenti, l'oro dell'interno del mantello riluce. L'incarnato sia della Madonna che del Bambino lascia trasparire un tono verdastro, un accostamento molto inusuale che certi accademici dell'ottocento abborrirono nella pittura degli impressionisti (la fotografia potrebbe comunque ingannarmi e forse il paragone è davvero azzardato). Il chiaroscuro è meno accentuato rispetto alle opere di Leonardo, questo mi porta a pensare al prevalere di valori cromatici piuttosto che disegnativi, cromatismo di ascendenza veneta molto diffuso in area lombarda; è un chiaroscuro che mescola luce e colore, come nell'incarnato dei due protagonisti del dipinto, i capelli della Vergine, il panneggio.
    4. Iconografia ed iconologia; il panneggio sul capo della Vergine mi ha subito incuriosito perchè nelle opere di Leonardo raramente la Madonna ha il capo coperto (cartone di Burlington House-1501/1505, Sant'Anna, la Madonna, il Bambino e l'Agnellino-1510/1513); il ricamo, il modo in cui si alternano le righe nere, il fatto che alcune siano tratteggiate in colore azzurro, mi ha fatto pensare ad un Talled, la stola rituale ebraica, sono cosciente che non era permesso alle donne di indossarla, e che all'uomo è permesso una volta diventato bar mitzvah (soldato di dio), ma magari, ammesso che possa trattarsi di un Talled, potrebbe voler alludere al legame tra la cultura cristiana e quella ebraica (probabilmente sopravvaluto la filantropia rinascimentale). Il cardellino; il Bambino stringe nella mano sinistra un piccolo cardellino, quest'uccellino è simbolo della Passione, il suo nome infatti fa riferimento al cardo dei cui semi il cardellino è ghiotto, in particolare il riferimento alla passione è dovuto al fatto che esiste un arbusto in medioriente, il Paliurus spina christi, i cui rami erano usati in Galilea per intrecciare corone di spine, strumenti di tortura per i ribelli e rivoluzionari, dal nome si intuisce che anche a Cirsto fu inflitto tale castigo. Leggenda vuole che il cardellino che solitamente volteggia tra cardi e arbusti in cerca di cibo, abbia cominciato a beccare la corona di Gesù macchiandosi il piumaggio vicino al becco del suo sangue, da qui il suo colore caratteristico e l'associazione alla Passione.
    Il muto dialogo tra il Bambino e l'osservatore; quella qui rappresentata è una Madonna del latte, una “galaktotrophusa”, il Bambino che si nutre al seno materno è estremamente umano, ma rinuncia all'intimità di quel momento offrendoci il suo sguardo per com-patire con l'Uomo, offrirgli il Suo sacrificio il cui simbolo è stretto nella mano sinistra, immerso nel grembo della Vergine, appena visibile.

    Ho notato sfogliando un catalogo delle opere di Leonardo che le sue Madonne hanno quasi sempre un medaglione appuntato sul petto (lo so non è molto attinente...)
    Prof. mi piacerebbe sapere di quale entità e quante idiozie ho scritto, grazie.
    Anna Paola

    RispondiElimina