L’immagine riproduce un affresco facente parte dal ciclo pittorico con storie di Santo Stefano e San Giovanni Battista che Filippo Lippi realizzò nel Duomo di Prato tra il 1452 e il 1465 circa.
Vi è rappresentato il Convito di Erode, episodio molto diffuso nell’ambito dell’iconografia rinascimentale, narrato nei Vangeli di Matteo e Marco. Brevemente: Erode, tetrarca della Galilea, convive con Erodiade, moglie del proprio fratellastro, e per tale motivo viene rimproverato da San Giovanni Battista, che paga con il carcere questo affronto. Ma, durante un banchetto, Erode assiste estasiato alla “danza dei sette veli” eseguita in suo onore da Salomè, giovane e bella figlia di Erodiade che, dopo aver ottenuto la promessa di un premio dal sovrano, chiede, istigata dalla madre, la testa del Battista.
Filippo Lippi, che tra l’altro aveva sicuramente avuto modo di vedere gli affreschi eseguiti da Masaccio e Masolino nella cappella Brancacci, rappresenta all’interno di un unico spazio due episodi cronologicamente successivi: a sinistra, la danza di Salomè di fronte ai convitati e ad Erode; a destra, la consegna della testa del Battista ad Erodiade.
La scena è particolarmente gremita di personaggi. Mirabile la scenografia architettonica all’interno della quale essi sono calati, studiata in ogni minimo dettaglio, dalle due arcate che si aprono alle spalle dei commensali, offrendo uno scorcio del paesaggio retrostante ed accentuando il senso di profondità, al pavimento splendidamente decorato con motivi geometrici policromi.
Prospettiva, volumetria delle figure, varietà negli atteggiamenti e negli stati d’animo di ogni singolo personaggio, notevole forza espressiva: sicuramente Filippo Lippi ha ben presente la lezione di Masaccio quando realizza questo ciclo di affreschi.
Qui, vediamo un particolare che focalizza l’attenzione sulla bellissima figura di Salomè, colta nel momento della fatidica danza. Modellata ricorrendo ad una linea sinuosa e delicata, avvolta in un candido abito bianco dal ricco panneggio e dai lievi passaggi chiaroscurali, essa si muove nello spazio con grazia ed eleganza, quasi come se stesse fluttuando nell’aria
Storia dell'arte moderna, Università della Calabria, AA 2009-2010
Questo blog funziona come una lavagna elettronica ed è destinato principalmente agli studenti del corso di Storia dell'arte moderna tenuto da Paolo Coen nell'A.A. 2009-2010 presso l'Università della Calabria.
Modalità per superare l'esame
Com'è noto, l'esame di Storia dell'arte moderna conferisce allo studente del c.d. Nuovissimo ordinamento 9 CFU. Anche per questo il programma è stato diviso in 3 "moduli" da 3 CFU ciascuno. Al termine di ciascun "modulo" si terrà una prova scritta.
Il primo modulo tratterà dei metodi di approccio alla storia dell'arte, come per esempio l'iconologia, la c.d. connoisseurship e la storia sociale.
Per superare il primo modulo lo studente dovrà inoltre studiare il manuale dal 1400 fino al 1520.
Il secondo modulo verterà su grandi temi della storia dell'arte, come per esempio il concetto di classicismo o di realismo: questo modulo si concluderà con Caravaggio e il fenomeno del caravaggismo.
Per superare il secondo modulo lo studente dovrà studiare il manuale dal 1520 fino al 1650.
Il terzo modulo affronterà un preciso contesto storiografico, vale a dire la cultura artistica a Roma fra 1630 e 1750.
Per superare il terzo modulo lo studente dovrà studiare il manuale dal 1650 fino al 1800.
Si terranno tre prove scritte (test, o esoneri), una alla fine di ciascun modulo, in date prefissate, senza dunque prove ex tempore. Ogni studente avrà tre voti. La media fra questi voti rappresenterà una proposta di voto. Qualora lo studenti accetti, questa proposta sarà il voto finale e verrà registrato. Se invece lo studente ha voglia di migliorare uno, due o tutti i voti, dovrà sostenere lo stesso programma orale. L'orale è ovviamente necessario a quanti, o per assenza o per insufficienza, non possiedano voti di unao, due o tutte le prove scritte.
Date degli esami
Il primo esonero scritto si terrà alle 13.00 di martedì 10 novembre. A tempo debito sarà comunicata anche l'aula, quasi certamente non l'Aula Spezzaferro.
Le domande verteranno sulla storia dell'arte italiana dal 1400 al 1520 e sugli argomenti dibattuti a lezione. Vi saranno domande a risposta multipla ed una domanda finale a risposta aperta. I risultati verranno pubblicati sul blog.
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RispondiEliminaL’immagine riproduce un affresco facente parte dal ciclo pittorico con storie di Santo Stefano e San Giovanni Battista che Filippo Lippi realizzò nel Duomo di Prato tra il 1452 e il 1465 circa.
RispondiEliminaVi è rappresentato il Convito di Erode, episodio molto diffuso nell’ambito dell’iconografia rinascimentale, narrato nei Vangeli di Matteo e Marco.
Brevemente: Erode, tetrarca della Galilea, convive con Erodiade, moglie del proprio fratellastro, e per tale motivo viene rimproverato da San Giovanni Battista, che paga con il carcere questo affronto.
Ma, durante un banchetto, Erode assiste estasiato alla “danza dei sette veli” eseguita in suo onore da Salomè, giovane e bella figlia di Erodiade che, dopo aver ottenuto la promessa di un premio dal sovrano, chiede, istigata dalla madre, la testa del Battista.
Filippo Lippi, che tra l’altro aveva sicuramente avuto modo di vedere gli affreschi eseguiti da Masaccio e Masolino nella cappella Brancacci, rappresenta all’interno di un unico spazio due episodi cronologicamente successivi: a sinistra, la danza di Salomè di fronte ai convitati e ad Erode; a destra, la consegna della testa del Battista ad Erodiade.
La scena è particolarmente gremita di personaggi.
Mirabile la scenografia architettonica all’interno della quale essi sono calati, studiata in ogni minimo dettaglio, dalle due arcate che si aprono alle spalle dei commensali, offrendo uno scorcio del paesaggio retrostante ed accentuando il senso di profondità, al pavimento splendidamente decorato con motivi geometrici policromi.
Prospettiva, volumetria delle figure, varietà negli atteggiamenti e negli stati d’animo di ogni singolo personaggio, notevole forza espressiva: sicuramente Filippo Lippi ha ben presente la lezione di Masaccio quando realizza questo ciclo di affreschi.
Qui, vediamo un particolare che focalizza l’attenzione sulla bellissima figura di Salomè, colta nel momento della fatidica danza.
Modellata ricorrendo ad una linea sinuosa e delicata, avvolta in un candido abito bianco dal ricco panneggio e dai lievi passaggi chiaroscurali, essa si muove nello spazio con grazia ed eleganza, quasi come se stesse fluttuando nell’aria