venerdì 6 novembre 2009

Chi prova un commento?

12 commenti:

  1. Si tratta del “ Ritratto di Alabardiere” ,realizzato dal Pontormo nel 1537.

    La figura è tagliata a tre quarti, ed emerge con estrema luminosità da un fondale scuro (dall’incrocio delle due mura sembrerebbe un’ambientazione d’esterno).
    Molto realistico nella resa del volto (inondato dalla luce nella parte destra, più in penombra a sinistra ) e anche delle mani, realizzate con estrema minuzia dei particolari, tanto da sembrare vere.
    L’impostazione della figura è molto austera, statica e composta, tipica senz’altro della ritrattistica ufficiale, ma ciò non compromette minimamente la forte espressività dello sguardo, che l’uomo rivolge verso lo spettatore.
    Una particolare attenzione è rivolta inoltre all’abbigliamento, che contribuisce ulteriormente a conferire eleganza alla figura, pur nella sua semplicità.
    Nella mano destra stringe un’alabarda rovesciata ( ero in dubbio sulla possibilità che si potesse trattare di una lancia, ma dato il titolo del dipinto....), mentre in basso è possibile scorgere la presenza di una spada cinta al suo fianco, oggetti che vengono inseriti per risalire agevolmente all’attività del personaggio.

    Non so se effettivamente ci sia una reale somiglianza, a livello stilistico e compositivo(a me è sembrato di sì),con il "Ritratto di Dama in rosso", realizzato dallo stesso artista qualche anno prima, ma sono risalita a questo dipinto ( che non conoscevo ) partendo proprio da lì.

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  2. Jacopo Carrucci o da Pontormo, Ritratto di Alabardiere, oggi al Paul Getty Museum, Malibu.

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  3. Ah Stè avevi già risposto tu!ihihih non ci avevo fatto nemmeno caso, perchè mi sono messa a cercare come una folle :)quindi non ho aggiornato la pagina e non ho letto il tuo commento. Tutto bene?

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  4. Ehilà Anto.... sì, noi come al solito commentiamo sempre simultaneamente...ehehehehe!!!
    tutto ok, grazie.... spero anche tu... ^_^
    ( questa nuova moda di usare il blog come chat è davvero... gagliarda....ahahahah!!! )

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  5. ahahah si si infatti :)!!No, cmq non simultaneamente, tu hai commentato prima di me, solo che io, non avendo aggiornato la pagina, non ho letto proprio il tuo commento.
    Si, vedrai che alla fine il professore eliminerà sia noi che il blog ahahah! Stai studiando? A che punto sei? Senti ma non ci sarebbe un modo x sentirsi? Tipo telefono, email, facebook...

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  6. si, sto studiando.... ma sto studiando storia dell'arte contemporanea....
    l'esonero non lo faccio....non ci sarebbe gusto... preferisco essere "torturata" all'orale... ( perchè sarà proprio questa la fine che farò....eheheh!!!)
    comunque... la mia e-mail puoi prenderla dal mio profilo blogger... scrivimi a quell'indirizzo, e poi magari ci becchiamo anche su facebook...
    perchè se qua continuiamo così... sarà meglio non farci più vedere a lezione.... ^_^ ahahah!!!

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  7. Il titolo dell'opera e il suo autore sono già stati individuati, mi limito allora a qualche osservazione.
    Come mia abitudine ho ingrandito l'immagine e ho notato che sul copricapo del giovane ritratto c'è una medaglia e le figure effigiate hanno richiamato alla mia mente un'iconografia conosciuta, ho cercato un'immagine a più alta risoluzione e la mia intuizione è stata confermata; Ercole e Nemeo.
    Ho cercato di scoprire se queste due figure avessero un legame con l'ordine degli alabardieri, non ho trovato nulla che andasse in questa direzione. Ho scoperto però che l'alabarda in araldica è "un'allegoria della famiglia, che forte e armata, vigila sul proprio avvenire"(cito testualmente la pagina di wikipedia). Il giovane ritratto secondo parte della critica potrebbe essere Cosimo I de'Medici in occasione della sua nomina a duca di Firenze nel 1537, da qui la datazione, non unanimamente condivisa, del dipinto.
    Considerato che Ercole e le sue imprese ricorrevano spesso nelle opere commissionate dai Medici, potremmo avere nel medaglione un sostegno alla tesi che ritiene il personaggio ritratto su questa tela, un componente della famiglia dei Medici. A questo punto inoltre il riferimento al mito di Ercole e Anteo che è possibile leggere come un'allegoria della forza che proviene dall'unità della famiglia (il gigante Anteo era figlio di Poseidone e Gea e il segreto della sua invincibilità risiedeva nel legame con sua madre, ogni volta che durante un combattimento Anteo cadeva a Terra, Gea nella mitologia greca, questa rinvigoriva la sua forza)potrebbe essere un ulteriore riferimento a questa famiglia e al suo potere politico e culturale.
    Un'altra osservazione; il giovane raffigurato dallo sguardo languido, segno distintivo di Pontormo, guarda dritto verso l'osservatore e ha le labbra socchiuse, siamo quindi di fronte a un ritratto "parlante" o speaking likeness, secondo quella che ho scoperto essere un'espressione di Wittkower.
    Su questo particolare devo meglio documentarmi quindi evito di azzardare altre considerazioni.
    Tentare un commento è sempre un piacere.
    Anna Paola

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  8. Ei Anna Paola complimenti :)!!! Cmq ho visto che hai parlato di Ercole in riferimento ai Medici. In effetti hai ragione a dire che si potrebbe trattare di un componente della famiglia dei Medici. Leggendo il tuo commento, mi è venuto in mente che, ad esempio, molti anni prima, ad un altro grande artista (del cosiddetto "Primo Rinascimento), Antonio del Pollaiolo, era stato commissionato di dipingere le Fatiche di Ercole (purtroppo andate perdute). Ne rimangono però due tavolette, una delle quali rappresenta proprio Ercole e Anteo che, come dicevi tu, traeva la sua forza dalla Terra. Quindi, in effetti, non sarebbe poi del tutto sbagliato associare questo ritratto alla famiglia medicea.

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  9. Complimenti per il riferimento al Pollaiolo; in effetti, se confronti la piccola immagine raffigurata sul medaglione del giovane alabardiere con le pose dell'Ercole e Anteo degli Uffizi, troverai una chiara somiglianza, il bronzetto del Museo Nazionale del Bargello è la trasposizione plastica dello stesso soggetto.

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  10. errata corrige: ovviamente al VII rigo del mio primo commento dove ho scritto Ercole e Nemeo intendevo Ercole e Anteo.

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  11. Questa è una di quelle opere che mi incuriosisce particolarmente (o per meglio dire, è un dipinto che oggi mi sta facendo impazzire …!! )
    Comunque ...ricercando ulteriori informazioni su questo ritratto, ho scoperto che il personaggio raffigurato viene spesso identificato con un repubblicano che partecipò, nel 1529-1530 ( periodo che automaticamente diviene anche il periodo presunto di realizzazione dell’opera ) alla difesa della città di Firenze assediata dalla truppe di Carlo V, un tal Francesco Guardi, rifacendosi ad un passo delle “ Vite” del Vasari, che a proposito del Pontorno sostiene : “Ritrasse similmente nel tempo dell'assedio di Fiorenza Francesco Guardi in abito di soldato, che fu opera bellissima….” e continua poi associandolo all’opera di un altro famoso pittore, molto legato al Pontormo, cioè Bronzino: “...e nel coperchio poi di questo quadro dipinse Bronzino Pigmalione che fa orazione a Venere perché la sua statua ricevendo lo spirito s'aviva e divenga (come fece secondo le favole di poeti) di carne e d'ossa..."
    L’opera di Bronzino alla quale si riferisce Vasari è la tavoletta avente come soggetto il mito di Pigmalione e Galatea, oggi conservata in Palazzo Vecchio a Firenze, che immortala il momento in cui la statua di Galatea prende vita, a seguito dell’ implorazione rivolta da Pigmalione alla dea dell’amore.
    Anche in questo caso abbiamo l’accostamento del soggetto ritratto ad un soggetto mitologico, accostamento che potrebbe non essere del tutto casuale. Se infatti proviamo ad interpretare il mito, ecco cosa ne viene fuori (naturalmente è una mia personale interpretazione):
    Pigmalione chiede ed ottiene che la sua scultura, della quale si era invaghito, diventi un donna in carne ed ossa ( quale maggiore vittoria per un artista, veder vivificata la propria opera ?); Galatea, a sua volta, viene liberata dalla materia che la imprigiona e la immobilizza, si libera quindi dall'eterna condanna che l'avrebbe costretta a rimanere un semplice pezzo di pietra scolpita.
    Intendendola in questo modo, il collegamento di questo mito con la figura di Francesco Guardi diventa abbastanza semplice : un auspicio di vittoria, con conseguente liberazione della città di Firenze dai nemici che l’assediano.
    Che nè dite, ragà? Potrebbe essere un'ipotesi convincente? ^_^

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  12. Ottima spiegazione, Stefania.
    Documentandomi ho scoperto che la tesi che vede nel giovane alabardiere raffigurato un componente della famiglia medicea, per l'esattezza Cosimo I de'Medici, è sostenuta dallo studioso italiano Antonio Pinelli e dalla statunitense Janet Cox Rearick. La tesi che vuole che il personaggio ritratto sia Francesco Guardi è sostenuta da Elizabeth Cropper.

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