sabato 28 novembre 2009

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1 commento:

  1. Scipione Pulzone da Gaeta, "Pietà"

    Il dipinto, risalente alla fine degli anni '80 del 1500, si inserisce nell’ambito della produzione artistica successiva al Concilio di Trento, durante il quale, oltre a ribadire il valore catechetico e devozionale delle immagini, si cercò anche di giungere ad una regolamentazione delle immagini sacre, onde evitare di precipitare nell’ambiguo e nel profano.
    L’opera esprime chiaramente questo nuovo orientamento, attraverso una composizione molto semplice, con pochi personaggi, tutti immediatamente riconoscibili e con un abbigliamento consono alla tradizione, che non dà adito ad una possibile ambientazione della vicenda nel tempo presente.
    Per avere un’idea della nuova interpretazione, credo si possa confrontare quest’opera con il "Compianto sul Cristo morto" di Rosso Fiorentino (l’immagine precedentemente oggetto di un commento), dove l’intero spazio compositivo è “affollato” da una miriade di personaggi, non tutti facilmente riconoscibili, in quanto alle figure canoniche protagoniste dell’episodio se né aggiungono altre, alcune delle quali emergono dall’oscurità con dei tratti mostruosi.
    Inoltre, vi è una ricercatezza nell’abbigliamento, nonché nella realizzazione delle acconciature ( visibile soprattutto nelle due donne in primo piano, una delle quali è la Maddalena)che non trova per niente riscontro nella sobrietà che viene invece proposta da Scipione.

    Qui, i personaggi occupano completamente il primo piano, ruotando attorno alla figura del Cristo che, disteso sulle gambe della Vergine, fa da raccordo tra le quattro figure principali, mentre più decentrate risultano le due donne in piedi sul lato sinistro.
    Alle loro spalle, si apre un paesaggio montagnoso e lacustre - delimitato dai due uomini posti ai lati che trasportano le scale - organizzato in modo tale da indirizzare lo sguardo verso il punto focale della composizione, grazie alle linee oblique dei profili rocciosi che convergono verso il centro.
    I colori utilizzati,molto luminosi, contribuiscono a dare plasticità alle figure, dai cui volti traspare un ‘espressione di dolore e di pateticità comunque contenuta che non arriva ed esplodere in un eccesso di drammaticità.
    Il pittore ha così dato vita, rispecchiando le esigenze della Controriforma, ad una rappresentazione dalla quale traspare una forte carica devozionale e mistica, accentuata dall‘atmosfera soffusa e quieta che pervade l’intera composizione.

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