“Cupido che fabbrica l’arco”, realizzato dal Parmigianino nel 1533 circa. L’opera raffigura il dio Cupido (Eros nella mitologia greca ) intento a fabbricare il proprio arco, con il quale scoccherà le sue frecce che, come ben noto, sono dotate di un grande potere: infondono amore ( nel caso di dardi dorati ) o odio ( nel caso di dardi di piombo) in chi ne viene colpito. Cupido, rappresentato in piedi e a figura intera, invade completamente lo spazio della composizione. Pur essendo raffigurato di spalle ( con delle ali che sono di un realismo impressionante ) egli si volta verso lo spettatore, permettendo di coglierne lo sguardo vispo e penetrante, su di un viso angelico e dalle rosee guance, incorniciato da una capigliatura di biondi riccioli. L’arco che sta costruendo, come pure la gamba sinistra protesa in avanti, poggiano su alcuni libri, il che potrebbe in qualche modo alludere all’intelletto, alla sapienza e alla ragione che vengono calpestati dall’impeto della passione. Dietro di lui, nello spazio piramidale tracciato dalla posizione delle gambe, due putti, molto diversi l’uno dall’altro, sia fisicamente che espressivamente, sono sdraiati per terra. Il primo, che guarda dritto verso lo spettatore, con uno sguardo alquanto divertito, vieni identificato con Anteros, principio maschile e personificazione dell’amore reciproco corrisposto; l’altro invece, dalla chioma bionda e liscia, appare alquanto stizzito, ritratto in preda ad una smorfia di dolore, mentre Anteros lo afferra stringendolo a sé, bloccandogli il braccio destro per impedirgli di toccare Cupido. Il fatto che egli venga identificato con Liseros, principio femminile e personificazione della forza che fa cessare l’amore, contribuisce a rafforzare ulteriormente il concetto dell’amore che trionfa su tutto, che sembra proprio essere il tema del dipinto.
Abbastanza evidente la somiglianza iconografica e simbolica con l'Amor Vincit Omnia di Caravaggio.
Storia dell'arte moderna, Università della Calabria, AA 2009-2010
Questo blog funziona come una lavagna elettronica ed è destinato principalmente agli studenti del corso di Storia dell'arte moderna tenuto da Paolo Coen nell'A.A. 2009-2010 presso l'Università della Calabria.
Modalità per superare l'esame
Com'è noto, l'esame di Storia dell'arte moderna conferisce allo studente del c.d. Nuovissimo ordinamento 9 CFU. Anche per questo il programma è stato diviso in 3 "moduli" da 3 CFU ciascuno. Al termine di ciascun "modulo" si terrà una prova scritta.
Il primo modulo tratterà dei metodi di approccio alla storia dell'arte, come per esempio l'iconologia, la c.d. connoisseurship e la storia sociale.
Per superare il primo modulo lo studente dovrà inoltre studiare il manuale dal 1400 fino al 1520.
Il secondo modulo verterà su grandi temi della storia dell'arte, come per esempio il concetto di classicismo o di realismo: questo modulo si concluderà con Caravaggio e il fenomeno del caravaggismo.
Per superare il secondo modulo lo studente dovrà studiare il manuale dal 1520 fino al 1650.
Il terzo modulo affronterà un preciso contesto storiografico, vale a dire la cultura artistica a Roma fra 1630 e 1750.
Per superare il terzo modulo lo studente dovrà studiare il manuale dal 1650 fino al 1800.
Si terranno tre prove scritte (test, o esoneri), una alla fine di ciascun modulo, in date prefissate, senza dunque prove ex tempore. Ogni studente avrà tre voti. La media fra questi voti rappresenterà una proposta di voto. Qualora lo studenti accetti, questa proposta sarà il voto finale e verrà registrato. Se invece lo studente ha voglia di migliorare uno, due o tutti i voti, dovrà sostenere lo stesso programma orale. L'orale è ovviamente necessario a quanti, o per assenza o per insufficienza, non possiedano voti di unao, due o tutte le prove scritte.
Date degli esami
Il primo esonero scritto si terrà alle 13.00 di martedì 10 novembre. A tempo debito sarà comunicata anche l'aula, quasi certamente non l'Aula Spezzaferro.
Le domande verteranno sulla storia dell'arte italiana dal 1400 al 1520 e sugli argomenti dibattuti a lezione. Vi saranno domande a risposta multipla ed una domanda finale a risposta aperta. I risultati verranno pubblicati sul blog.
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiElimina“Cupido che fabbrica l’arco”, realizzato dal Parmigianino nel 1533 circa.
RispondiEliminaL’opera raffigura il dio Cupido (Eros nella mitologia greca ) intento a fabbricare il proprio arco, con il quale scoccherà le sue frecce che, come ben noto, sono dotate di un grande potere: infondono amore ( nel caso di dardi dorati ) o odio ( nel caso di dardi di piombo) in chi ne viene colpito.
Cupido, rappresentato in piedi e a figura intera, invade completamente lo spazio della composizione.
Pur essendo raffigurato di spalle ( con delle ali che sono di un realismo impressionante ) egli si volta verso lo spettatore, permettendo di coglierne lo sguardo vispo e penetrante, su di un viso angelico e dalle rosee guance, incorniciato da una capigliatura di biondi riccioli.
L’arco che sta costruendo, come pure la gamba sinistra protesa in avanti, poggiano su alcuni libri, il che potrebbe in qualche modo alludere all’intelletto, alla sapienza e alla ragione che vengono calpestati dall’impeto della passione.
Dietro di lui, nello spazio piramidale tracciato dalla posizione delle gambe, due putti, molto diversi l’uno dall’altro, sia fisicamente che espressivamente, sono sdraiati per terra.
Il primo, che guarda dritto verso lo spettatore, con uno sguardo alquanto divertito, vieni identificato con Anteros, principio maschile e personificazione dell’amore reciproco corrisposto; l’altro invece, dalla chioma bionda e liscia, appare alquanto stizzito, ritratto in preda ad una smorfia di dolore, mentre Anteros lo afferra stringendolo a sé, bloccandogli il braccio destro per impedirgli di toccare Cupido. Il fatto che egli venga identificato con Liseros, principio femminile e personificazione della forza che fa cessare l’amore, contribuisce a rafforzare ulteriormente il concetto dell’amore che trionfa su tutto, che sembra proprio essere il tema del dipinto.
Abbastanza evidente la somiglianza iconografica e simbolica con l'Amor Vincit Omnia di Caravaggio.